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Porto San Giorgio (AP) - 30^ Maratona del Piceno

Marche - Primapagina

Il lunedì mattina, sul web, siamo abituati a leggere le cronache di grandi e piccole imprese vissute sulle strade delle tante gare in Italia. Correndo ne vediamo di tutti i colori, organizzazioni eccellenti, atleti imprecisi, amici sempre pronti a farsi in quattro per aiutarti lungo il percorso. Domenica 29 aprile, con alcuni ragazzi della squadra, abbiamo accolto l'invito di Julia Jones per fare da pacemaker alla 30^ edizione della Maratona del Piceno. Noi romani eravamo sotto i palloncini delle 3.15; 3.45; 4.00; 4.30, insomma, tutte le andature e abbiamo capito bene cosa è successo in questa manifestazione.

Porto San Giorgio, la località che ci ha ospitato, è un piccolo gioiello sull'Adriatico: ospitale, pulita, ottima cucina e tante persone disponibili. Partenza sul lungomare, arrivo nel centro del paese. La cena al pasta party, è stata perfetta, degna di un buonissimo ristorante.

Purtroppo, il tanto prodigarsi da parte degli organizzatori, finisce qui. La gara ha fatto acqua da tutte le parti. La partenza dei 500 iscritti in maratona coincideva con la 10km, la 5km e il viale di partenza era pieno di gente che dopo lo start camminava!

Dopo i primi due km, la macchina ammiraglia sbaglia il percorso e porta i primi e tutti i maratoneti al seguito, fino ai pacers delle 3 ore e 15, a transitare nella zona porto, passaggio che si doveva fare al 12km.

Immaginate per i top runner e non solo, ritrovarsi sul percorso, dopo aver capito l'errore, con il pacer delle 4h30’ davanti. Gli organizzatori, al 12 km effettivo, indicavano il taglio da fare di 1,8km, per quanti erano incappati nello svarione organizzativo.

Mentre correvamo, la frase ricorrente era: “Avrei preferito non ricevere lo zaino del pacco gara, se fosse valso 42 cartelli per segnare i km a terra”. Invece, con una bomboletta gialla, hanno risolto il problema. Ai margini della strada, segnati, c'erano numeri che indicavano il chilometraggio, questo per gran parte degli intermedi lungo il percorso.

La mezza maratona, lo spartiacque non solo fisico della gara ma punto di riferimento mentale di ogni maratoneta, il "dai ragazzi che si torna a casa", era persa su un viale, con un addetto della TDS che stancamente osservava le strumentazioni per prendere gli intermedi.

I ristori con pochi addetti, idem per gli spugnaggi, volontari con scarsa preparazione lungo il percorso fanno più danni che altro. Noi non siamo dei top runner, ma dopo tante maratone sulle gambe, sappiamo cosa serve per correre in sicurezza, divertendoci. Speriamo che si faccia tesoro delle osservazioni, ci sono tante gare in Italia, da raccontare, da vivere.

Possiamo scegliere e fare una selezione naturale sul mercato, almeno qui.

 
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