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Turin Marathon da pacer

Maratona - Torino - 26^ Turin Marathon

"Bella da toglierti il fiato". Questo è lo slogan col quale Turin Marathon  ha inteso promuovere la sua gara facendo bella mostra sui siti podistici e sulle pagine di tanti giornali. Una maratona che ha saputo regalarsi un vincitore all'esordio sulla distanza insieme al record della gara al femminile, ha avuto la conferma di Valeria Straneo e l'ottima gara di Emma Quaglia, ma che si è  concessa anche un brivido finale quando un atleta degli altopiani è arrivato barcollando al traguardo in stile Dorando Pietri.

"Emozionare per emozionarsi", è invece il messaggio che resta scolpito nel mio cuore e impresso in maniera indelebile nella mia memoria dopo aver corso nel capoluogo sabaudo. Il compendio di un fantastico week-end in terra piemontese. Non esagero se scrivo che a livello emozionale la maratona di Torino mi ha regalato tantissimo. La prima volta da pacer in un gruppo eccezionale, il record delle iscrizioni alla manifestazione frutto di un grandissimo lavoro svolto da parte di tutti, il saper di essere stato parte di tutto ciò e la soddisfazione sui volti di tutti, sono delle istantanee che difficilmente perderanno colore nell'album dei miei ricordi. Un giorno, quello di domenica scorsa, che resterà inciso nella mente di tanti per l'enorme partecipazione di atleti e di pubblico. Per mezza giornata Torino è scesa in strada mostrando il suo volto più bello. Maratona, StraTorino e Junior marathon, una festa dello sport all'aria aperta, dove la fantasia di tutti, top runner, camminatori, atleti veloci e lenti, ha potuto volare libera all'insegna dell'allegria e dell'amicizia.

Quest'anno c'era un nuovo percorso, tanta era l'aspettativa e la curiosità da parte di tutti. A mio modo di vedere le cose, promuovo questo nuovo tracciato  a pieni voti, mi ha fatto ammirare ancora di più la città, la sua bellezza e il fascino particolare che evocano certe strade e alcune sue piazze.  Torino ha avuto sempre una bella maratona, quest'anno però si è superata, è diventata grande. Non guardo al numero degli iscritti, sarebbe un gioco troppo facile e riduttivo, il mio occhio invece cade su quello che ha saputo offrire nell'intero fine settimana, a chi è arrivato nei giorni precedenti ha regalato concerti ed intrattenimento nella centralissima piazza San Carlo, ma anche a chi è giunto in città il giorno stesso della gara ha donato tanto calore. Un esempio banale? Alla premiazione degli amatori non pochi top runner erano presenti; il loro essere lì ha significato dare il giusto risalto a chi la maratona la corre non per vincere, ma sgomita nella pancia del  gruppo ed è contento e felice anche solo se vede una propria foto o il suo nome su una pagina di un giornale da mostrare poi agli amici e da conservare. Sicuramente e con onestà dico che c'è ancora qualcosa da migliorare, però la base da cui partire è enorme.

Scrivevo prima che quest'anno è stata la mia prima esperienza da pacer ufficiale in una maratona, credetemi, alla fine ero molto più toccato io di tutti quelli che mi ringraziavano per averli guidati al traguardo. Sì, perché lungo i quarantaduemilacentonovantacinquemetri del tragitto ho fatto mie le storie di tutti quelli che hanno corso con me. La loro umanità, il loro voler raggiungere il traguardo in un certo tempo, il loro volersi regalare un qualcosa di cui essere  fieri negli anni, è stata linfa per me. Un insieme di tasselli che il mio cervello metteva lì in un angolo, ma che ha saputo tirar fuori magicamente dopo il traguardo ricomponendo il mosaico. Un collage di pensieri e di sentimenti che aveva un titolo: Emozione. Non nascondo che, alla fine, vedendo tutti quegli atleti, stanchi ma fieri ed orgogliosi che mi circondavano festosamente, più di una lacrima è sgorgata dai miei occhi. Approfitto adesso per ringraziarli attraverso questo mio racconto.

Sono arrivato in Piemonte il giorno prima dell'evento sportivo e mi sono recato direttamente al centro maratona. Dalla stazione di Porta Nuova fino a Piazza Castello, passando da piazza San Carlo in quello che sarà l'ultimo tratto di maratona, noto con piacere che c'è una città già vestita a festa. Arrivato a destinazione apprezzo subito la prima miglioria rispetto all'anno precedente, gli stand sono tutti al coperto, in modo che anche una bella pioggia non avrebbe potuto causar danni. Il ritiro del pettorale e del pacco gara si svolge in modo celere rubando pochi minuti alla mia giornata. Resto lì, al tavolo dei pacers, fino all'imbrunire. Man mano che il tempo trascorre la gente aumenta e sono sempre di più le facce conosciute. Abbracci e foto con tutti o quasi. Passano da noi in  diversi, ci chiedono dei tempi, dei colori dei palloncini e perfino se possono fidarsi. Col sorriso rispondiamo a tutti, dandoci poi appuntamento all'indomani mattina. Nel tardo pomeriggio, come il nostro "Capo" Mauro Firmani vuole, facciamo una riunione  per organizzare il lavoro che dobbiamo svolgere all'indomani mattina. Molto bello questo gruppo di " palloncini ", tutti amici e molto compatti. Non c'è invidia, si è tutti uguali, dal grande campione al più lento di noi. Quest'anno la nostra stella è stata Chiara Pandolfi, ragazza non vedente che, magnificamente supportata da Ilaria Razzolini, sarà capace di guidare tante persone al traguardo in cinque ore. Finito il briefing ci rechiamo al pasta party. Un "signor" pasta party: primo, secondo, acqua o bibita gassata, birra, gelato e cioccolata, c'è d'aggiungere altro?

Ritorno in albergo e poi subito a letto. Domenica mattina sveglia alle sei, colazione e poi in metro fino ad arrivare, dopo qualche passo a piedi, ancora al centro maratona. Iniziamo a gonfiare i palloncini, a scrivere su i tempi di riferimento, fino a quando tra lo stupore e le risate di tutti non tiro fuori una parrucca con la cresta fucsia su dei capelli verde fosforescenti. "Vorrai mica correre così?", era la domanda che mi veniva posta. "Perché no?", la mia risposta. Da quel momento credo di essere stato tra i più fotografati.

Ormai la città è sveglia, una bella giornata si profila ed il tempo è buono. A migliaia si riversano per le strade. Ci spostiamo verso la piazza che sarà il teatro della partenza. Per la sua conformazione non ci possono essere le griglie, è più larga che lunga e questo sarà un problema. Allo start, a proposito, chi lo ha sentito?, subito si è creerà un imbuto che rallenterà moltissimi atleti. Giunti in loco, aspettiamo con tranquillità lo sparo che ci darà il via. Una volta partiti, ci rendiamo conto che, transitati sotto il gonfiabile della partenza, abbiamo circa un minuto e mezzo da recuperare, usciamo dal centro e costeggiamo il Po.

Rubando qualche secondo al chilometro arriviamo alla mezza che abbiamo recuperato il gap ed abbiamo tre secondi di vantaggio. Manteniamo quell'andatura leggermente più veloce  per permettere a tutti dei ristori più tranquilli. Il nostro passo è abbastanza costante. Tanti guardano il cronometro come ossessi, li vedo e consiglio loro di non farlo. "Ragazzi,al traguardo vi portiamo noi, state tranquilli". E' questo il mio monito, si fideranno e faranno bene.  Lungo la strada faccio contenti  molti bambini battendogli il cinque, tanti sorridono vedendo quella mia strana cresta fucsia. Gli ultimi chilometri per qualcuno che ci segue sono di sofferenza, cerchiamo di spronarli, li incitiamo fino a quando, giunti nell'ultimo tratto di percorso,alla vista della finish line in lontananza, mettono le ali ai piedi. La mia bandiera dell'Inter è già li che sventola da un po' e, tra le battute degli spettatori, tagliamo il traguardo in anticipo sul tempo prestabilito di sei secondi. Un successo.

Il ristoro finale è subito dopo il gonfiabile, ma deve essere però migliorato. Chi e' arrivato per esempio dopo quattro ore e mezza ha trovato solo un po' di pane con le sottilette e il the. Le docce e gli spogliatoi nella piazza antistante l'arrivo sono molto comodi da raggiungere, ma anche questi servizi si devono migliorare. Visto le spazio esiguo all'interno delle docce, con gli spogliatoi a una ventina di metri, sarebbe più logico unirli, trattandosi comunque di strutture mobili, in modo da non vedere uscire atleti mezzi nudi ed aspettare fuori al freddo perché dentro c'è folla.

Rimessomi a nuovo dopo la gara, insieme agli altri amici pacers, siamo ritornati a piazza San Carlo ad aspettare Chiara e il suo plotone delle cinque ore. L'abbiamo vista arrivare e ci siamo uniti a Lei creando una fila indiana che la vedeva come "testa". Molto bello è il saluto che la città ci ha  riservato e che le ha tributato in particolar modo. Questa nostra trovata finale aveva un duplice significato: il primo era che anche chi è affetto da un problema grave può e deve fare sport con tutti e come tutti; il secondo era un nostro modo di ringraziare la città di Torino per averci ospitato. Sono rimasto nella zona del traguardo fino a quando non è arrivato l'ultimo. Fermo lì anche colui che è il padre di questa corsa,Luigi Chiabrera, che - come fa - sempre ringrazia tutti fino alla fine.

Per concludere vorrei ringraziare un po' di persone perché è doveroso farlo. Un grazie va a Luigi Chiabrera, ai suoi collaboratori (i Ragazzi della Cascina, come li chiamo io) e a tutti i volontari. Molto prezioso il loro lavoro. I ringraziamenti vanno ascritti anche a Mauro Firmani, leader di Marathon Truppen, cioè dell'allegra  e colorata brigata dei pacers. Un grazie particolare va a  chi ha reso, per me, questa giornata indimenticabile: alla città di Torino con i suoi abitanti e ai miei compagni di viaggio lungo tutto il percorso.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 26 Novembre 2012 12:35)

 
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